Trattamenti in vigneto, sì parliamo anche di questi.

Inutile negarlo, i trattamenti in vigneto sono un argomento scomodo. Moltissimi libri che raccontano il vino saltano l’argomento a piè pari, quasi ad ignorarne l’esistenza. Eppure anche i trattamenti fanno parte, in qualche modo, del ciclo di vita e di sopravvivenza della vigna.

Non tutti i modi e tutti i tipi di trattamento sono uguali. Per questo motivo, dopo esserci confrontanti con Stefano  abbiamo deciso di parlarne, memori di aver promesso di raccontare tutto, proprio tutto, quello che c’è prima del vino. Ebbene prima del vino, l’uva “ha da essere sana”; allora come si preserva la salubrità dell’uva? Il trattamento è solo uno dei modi di difendere il vigneto e quindi preservare la salubrità dell’uva.

Cosa significa realmente difendere il vigneto?

Difendere significa dare alla pianta la forza necessaria a resistere ai patogeni, rendere l’ospite inospitale.

Questo nel vigneto di Stefano passa per due processi diversi. Dare forza alla  pianta ovvero metterla nella condizione di avere l’aiuto interno e fare i trattamenti ovvero dare l’aiuto esterno.

biodiversità

L’aiuto interno, dare forza alla vite

Ogni pianta di vite, in un contesto ideale e ricco di biodiversità, è di per sé un ecosistema perfetto interconnesso con la terra e l’ambiente circostante, capace di difendersi dagli agenti esterni, anche quelli patogeni.

Allora ecco che troviamo un vigneto completamente inerbito, in cui si è deciso di fare la pacciamatura per non intaccare il suolo, un vigneto in cui troviamo rosmarino, alloro, acacia, fiori spontanei e poco distante un orto.

Della difesa fa parte anche l’uso delle micorrize (di cui abbiamo parlato nella fase di messa a dimora delle barbatelle) che danno nutrimento e resistenza alla pianta e all’apparato radicale della pianta fin dal suo impianto.

L’aiuto esterno, i trattamenti in vigneto

La protezione esterna avviene attraverso l’uso di rame e zolfo ma non in modo sistemico, piuttosto a seconda delle esigenze dettate dal clima (variabili principali umidità, pioggia e vento). L’intervento non deve necessariamente essere fatto su tutti i filari ma può essere fatto a filari alterni. Questo al contrario di quanto si possa pensare ad un’osservazione superficiale permette di mantenere maggiore protezione e usare meno rame.

Ed ecco che non c’è nulla di male nel parlare di qualcosa che avviene normalmente, che come ogni farmaco porta benefici finché si mantengono appropriate le dosi.

Ci sono sempre diversi modi di fare le cose. Il modo che guarda ai trattamenti non come unica via da percorrere e che  guarda all’importanza della biodiversità di un ecosistema è un modo di farle con rispetto. E anche di fare territorialità e metterla nel vino.